Mese: maggio 2016

La bambina di Hiroshima

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Apritemi sono io…

busso alla porta di tutte le scale

ma nessuno mi vede

perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta

tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette

perché i bambini morti non diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,

avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io

poi anche il vento ha disperso la cenere.

Apritemi; vi prego non per me

perché a me non occorre né il pane né il riso:

non chiedo neanche lo zucchero, io:

a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,

per favore, uomini di tutta la terra

firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini

e possano sempre mangiare lo zucchero.

La poesia è stata allegata a una raccolta di firme vera e propria per il disarmo nucleare, ma dalla sua pubblicazione ad oggi non è cambiato molto: ancora oggi ci sono conflitti in tutto il mondo, con continue morti di bambini innocenti.

Nazim Hikmet

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Nazim Hikmet nacque nel 1902 a Salonicco (odierna Grecia) in una famiglia dell’aristocrazia turca.
Dopo aver studiato Marx, andò a Mosca; era il 1921, erano gli anni della  rivoluzione russa. In Russia incontrò Lenin. Nel 1928 tornò in Turchia clandestinamente. Lì il  comunismo non era ben visto, nè tollerato. Hikmet subì vari processi per propaganda comunista e complotto contro il governo. Nel 1938 venne condannato a 28 anni di carcere. Ne scontò dodici. Durante la sua detenzione continuò a scrivere splendide poesie; sempre in prigione (in Anatolia) nel 1943 fu colpito da infarto. L’intervento di una commissione internazionale, composta tra gli altri da  Pablo Picasso   e Jean-Paul Sartre, agevolò il suo rilascio nel 1950.
Quando uscì in ambiente comunista venne considerato un esempio di coerenza rivoluzionaria quasi un “martire della rivoluzione”. Visse a Istanbul strettamente controllato dalla polizia. I suoi libri vennero pubblicati in molti paesi e la sua fama divenne mondiale. La difficile situazione in patria lo portò all’esilio dopo un solo anno dalla scarcerazione; visse l’esilio viaggiando, allontanato per sempre dalla moglie e dal figlio. Visitò Cuba e venne più volte anche in Italia. Morirà a Mosca per un infarto, nel 1963.

Shemà

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La poesia Shemà di Primo Levi è un breve testo in versi liberi che apre Se questo è un uomo (pubblicato  nel 1947), romanzo in cui viene descritto l’internamento e la prigionia nel campo  di Auschwitz dal febbraio 1944 al gennaio 1945.

Shemà è una parola ebraica  che significa “ascolta”; essa compare nell’espressione Shemà Israel( “Ascolta, Israele”) in una fondamentale preghiera della liturgia, recitata durante le orazioni del mattino e della sera. Levi utilizza questa espressione in apertura del suo romanzo per rivolgere un forte appello al suo lettore, affinché egli presti attenzione a ciò che sta per leggere e fissi nella memoria la testimonianza agghiacciante della  Shoah.

Alle fronde dei salici

Salvatore Quasimodo “Alle fronde dei salici” recitata dallo stesso poeta

E come potevamo noi cantare,
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze,
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

                                              Giorno dopo giorno

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo, nato a Modica, in provincia di Ragusa, nel 1901 e morto a Napoli nel 1968,  è considerato un autorevole punto di riferimento per la cosiddetta seconda generazione dei poeti ermetici. Le sue prime raccolte di poesie, Acque e terre ed Oboe sommerso seguono infatti i moduli dell’ ermetismo(frequenti analogie, rarefazione del lessico, sintassi ellittica, versi brevi, frequenti pause).
Ma, dopo la raccolta del 1942 Ed è subito sera, anch’essa nel solco dell’ermetismo, la meditazione di Quasimodo sul dolore dell’uomo si arricchisce, in conseguenza della tragedia della seconda guerra mondiale e della Resistenza; infatti  nella raccolta Giorno dopo giorno  del 1947 è evidente la partecipazione del poeta,convinto antifascista, al dramma dell’umanità offesa e colpita nei suoi più elementari valori civili. Di fronte alla tragedia della guerra, Quasimodo  matura l’idea che la poesia debba uscire dalla sfera  del privato per interessarsi alle problematiche sociali e civili, debba contribuire a  “rifare”  l’uomo abbrutito dagli orrori del conflitto. Cambia pure il linguaggio poetico che si distende in una dimensione discorsiva, acquisendo ampiezza narrativa, adatta a comunicare un messaggio di denuncia e di lotta.Si compie così il superamento dell’ermetismo. Nell’ultima stagione  del poeta, che potremmo definire post ermetica, appartengono le  seguenti  raccolte: La vita non è un sogno, La terra impareggiabile, Dare e avere. Da ricordare infine le pregevoli traduzioni dei Lirici greci. A riconoscimento della sua opera, Salvatore Quasimodo  viene insignito nel 1959 del premio Nobel per la letteratura.
Tra i componimenti più significativi della raccolta Giorno dopo giorno meritano una citazione particolare Alle fronde dei salici e Uomo del mio tempo mentre della raccolta Ed è subito sera ricordiamo la poesia omonima.

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
Ed è subito sera.

COMMENTO

In questa poesia, con soli tre versi, il poeta comunica con gran forza emotiva il senso profondo della solitudine dell’uomo e la fragilità della sua vita. Le parole sono essenziali, ma cariche di profondo significato. La solitudine e l’incomunicabilità, la precarietà dell’esistenza, con il suo alternarsi di dolori e di speranze, la morte sono i temi espressivi in questi versi, secondo un modello di essenzialità e di ambiguità semantica propri della corrente ermetica.

Nel primo verso il poeta descrive la solitudine d’ogni uomo, nel secondo la gioia della nostra esistenza, paragonata a un raggio di sole che è simbolo di luce, di speranza e di vita; ma il raggio trafigge l’uomo lasciandolo ferito. Nel terzo commenta il sopraggiungere immediato  della morte.

La lirica presenta un lessico semplice, ridotto all’essenziale ma ricchissimo d’allusioni e di significati. I tre versi sono legati dalla consonanza solo/sole, dall’assonanza terra/sera e dall’  allitterazione (sta, solo, sul, sole, subito, sera) che accentua l’intensità ritmica. Il senso complessivo si ricava da alcune parole chiave:

solo : solitudine

raggio di sole : speranza illusoria

sera : morte.

I have a dream: le frasi di Martin Luther King

Il  15 gennaio del 1929 nasce ad Atlanta Martin Luther King Jr, uomo divenuto simbolo della lotta non violenta per i diritti civili.
Guida delle proteste pacifiche degli anni ’50 e ’60 in difesa della comunità afro-americana, fu il più giovane premio Nobel per la Pace nel 1963, a soli 35 anni, per il suo lavoro nel tentativo di porre fine alla segregazione razziale e la discriminazione.
È rimasto nella storia il suo celebre discorso I have a dream, pronunciato il 28 agosto del 1963, al termine della marcia di protesta per i diritti civili a Washington.
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Martin Luther King fu assassinato a Memphis, nel motel dove soggiornava, il 4 aprile del 1968. In quegli anni, stava concentrando i suoi sforzi nella lotta contro la povertà e la guerra del Vietnam.
Ricordiamo le sue frasi più celebri, sintesi del suo pensiero:
Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva appieno il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”.
Se non puoi volare, allora corri, se non puoi correre, allora cammina, se non puoi camminare, allora gattona, ma qualsiasi cosa fai, devi continuare ad andare avanti.
Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti.
Se avremo aiutato una sola persona a sperare, non saremo vissuti invano.
Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.
Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.
La mia libertà finisce dove comincia la vostra.
Potrò anche morire, ma voglio che i miei fratelli dicano: “è morto perché io sia libero”.
Ignorare il male equivale ad esserne complici.
Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare le strade così come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva o Shakespeare scriveva poesie. Egli dovrebbe spazzare le strade così bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro.
Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle, ma sii la migliore, piccola saggina sulla sponda del ruscello. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero.Se non puoi essere il sole, sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei.