Nazim Hikmet

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Nazim Hikmet nacque nel 1902 a Salonicco (odierna Grecia) in una famiglia dell’aristocrazia turca.
Dopo aver studiato Marx, andò a Mosca; era il 1921, erano gli anni della  rivoluzione russa. In Russia incontrò Lenin. Nel 1928 tornò in Turchia clandestinamente. Lì il  comunismo non era ben visto, nè tollerato. Hikmet subì vari processi per propaganda comunista e complotto contro il governo. Nel 1938 venne condannato a 28 anni di carcere. Ne scontò dodici. Durante la sua detenzione continuò a scrivere splendide poesie; sempre in prigione (in Anatolia) nel 1943 fu colpito da infarto. L’intervento di una commissione internazionale, composta tra gli altri da  Pablo Picasso   e Jean-Paul Sartre, agevolò il suo rilascio nel 1950.
Quando uscì in ambiente comunista venne considerato un esempio di coerenza rivoluzionaria quasi un “martire della rivoluzione”. Visse a Istanbul strettamente controllato dalla polizia. I suoi libri vennero pubblicati in molti paesi e la sua fama divenne mondiale. La difficile situazione in patria lo portò all’esilio dopo un solo anno dalla scarcerazione; visse l’esilio viaggiando, allontanato per sempre dalla moglie e dal figlio. Visitò Cuba e venne più volte anche in Italia. Morirà a Mosca per un infarto, nel 1963.

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